Peter BEHRENS, AEG-Kleinmotorenfabrik, Berlin-Wedding, 1910-1912




La Fabbrica di piccoli motori ha un impianto insolitamente stretto e molto lungo. Poiché, per motvi funzionali, c’era la necessità di mantenere spazi liberi nell'isolato, Behrens dispose il fabbricato lungo una striscia di terreno su Voltastraße, lasciando un vuoto tra l’edificio stesso e la Vecchia fabbrica per materiale ferroviario (questo spazio libero verrà riempito solo alla fine del Novecento con un intervento di Kleihues). L’autore ha sfruttato questa situazione spaziale per pubblicizzare l’azienda attraverso un'architettura contemporaneamente moderna e monumentale. Il fabbricato, lungo ben 195 mt, è un corpo edilizio a sei piani caratterizzato internamente per la sua funzionalità spaziale. Il sistema costruttivo dell’edificio si basa su una struttura modulare di 12,60x12,60 mt. Questo ha permesso di organizzare in molto libero e flessibile le funzioni interne. Poiché le esigenze per la produzione di piccoli motori elettrici non richiedevano spazi di grandi dimensioni, l’interno è suddiviso in quattro livelli, con un’organizzazione spaziale indipendente dalla composizione delle facciate. Il moderno mondo dell´elettricità e della tecnica futuristica non è stato però esaltato da facciate moderniste, bensì da un'architettura monumentale dalle radici storiciste, che in quegli anni era molto usata nell’edilizia civile e privata berlinese. Questo atteggiamento classicista era già stato applicato da Behrens nell’architettura rappresentativa del potere prussiano (negli stessi anni stava realizzando il Palazzo dell'Ambasciata tedesca a San Pietroburgo). Il prospetto, la cui altezza era quella prescritta dal regolamento edilizio, è scandito da semicolonne alte 20 mt, rivestite con elementi in klinker viola scuro, che conferiscono potenza e verticalità alla costruzione. Si innalzano per ben quattro piani e, come nell´ordine dorico greco, poggiano direttamente sul piano stradale, concludendosi in alto in capitelli circolari disadorni. Nonostante la sua lunghezza infinita, il fronte evita la monotonia e l´eccessiva ripetitività, in quanto è strutturato in quattro sezioni da larghi pilastri schiacciati che si innalzano ogni otto campate. Le pareti, arretrate rispetto alle profonde semicolonne, sono quasi completamente vetrate, a parte le semplici superfici dei parapetti. Sulla potente trabeazione retta dalle semicolonne, si appoggia il quinto livello della costruzione, costituito da una lunga vetrata a nastro leggermente inclinata, vera e propria anticipazione delle finestre a nastro della nascente tradizione funzionalista. L’ultimo livello, anch’esso è completamente vetrato, è inserito nella copertura mansardata arretrata dal piano della facciata. Come nella limitrofa Vecchia fabbrica per materiale ferroviario, è stata adottata una planimetria longitudinale con due corpi centrali che si sviluppano perpendicolarmente verso la corte interna. I vani scala e i montacarichi si trovano in volumi autonomi formati da torri quadrate incassate negli angoli tra il corpo longitudinale e i due perpendicolari. Il fronte sul cortile è meno rappresentativo di quello "urbano" sulla via pubblica. Come le altre unità del complesso AEG, anche qui i pilastri e i parapetti hanno determinato una griglia regolare, nei cui spazi sono state inserite ampie vetrate rettangolari con telai verniciati di verde. Anche in questi prospetti, gli elementi portanti verticali sono pilastri giganti che terminano in capitelli stilizzati. Sopra il cornicione è stato disposto un piano attico dalla sequenza uniforme di finestrelle rettangolari arretrate. I lati minori delle due ali interne, terminano con un frontone triangolare, le cui dimensioni state determinate dai piani inclinati del tetto a falde. Con questa organizzazione e con questi materiali (mattone, vetro, telai verniciati), Behrens ha raggiunto quell´unità stilistica che rende unico questo isolato industriale. La facciata esterna si impone invece per il suo aspetto disadorno e semplificato, ottenuto utilizzando elementi dell´architettura classica. Questa grandiosa costruzione industriale è una delle maggiori testimonianze della monumentalità raggiunta nell’architettura industriale berlinese all'inizio del secolo, e allo stesso tempo di chiarezza costruttiva e funzionalità. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)