Alexanderhaus+Berolinahaus am Alexanderplatz, Berlin-Mitte, 1929-1932





Berlino, capitale della neonata Repubblica di Weimar, viveva, dopo la I Guerra mondiale, un momento di fermento e di rinascita, che culminerà negli anni Venti con una serie di concorsi di architettura finalizzati alla creazione di una nuova idea di città, che prendeva a modello le metropoli americane, per creare la nuova metropoli europea. Fin dai primi anni Venti, l’Alexanderplatz, divenuta in pochi anni una delle maggiori zone commerciali di Berlino, fu definita "il cuore pulsante di una città cosmopolita". L’ispiratore del concorso per Alexanderplatz, è Wagner, assessore all’urbanistica della capitale. I concorsi che egli promuove, in diversi punti strategici della città, miravano a creare un campionario ideale per la costruzione della metropoli moderna, e in questo contesto, il concorso indetto nel 1929 per la piazza affronta un tema a cui egli si era già avvicinato in altre occasioni: la Weltstadtplatz. Secondo le sue intenzioni, la piazza, pur mantenendo il suo ruolo tradizionale di punto di accesso alla città antica, doveva acquisire quelle caratteristiche che sono proprie del nuovo modo di vivere la città. Secondo Wagner, la nuova piazza metropolitana doveva sviluppare soprattutto funzioni commerciali (grandi magazzini, negozi, ristoranti, uffici, locali pubblici). Base di partenza per i partecipanti fu il suo progetto preliminare caratterizzato da una grande rotatoria dal diametro di ben 100 mt, su cui confluivano assi stradali di enormi dimensioni in modo da razionalizzare i flussi di traffico. Wagner afferma, dunque, il primato delle ragioni del traffico sulle ragioni dell’architettura, un atteggiamento che sarà oggetto di un’aspra critica, soprattutto da parte di Hilberseimer, il più agguerrito sostenitore del progetto volutamente antitetico presentato da Mies van der Rohe. Le nuove strutture architettoniche si dovevano caratterizzare per forma, colore, luci pubblicitarie, ed essere valorizzate anche di notte mediante l’illuminazione artificiale. Il concorso fu vinto dai fratelli Luckhardt. Il progetto presentato da Behrens, che si aggiudicò il secondo premio, partiva dalla disposizione planimetrica indicata da Wagner. Dal punto di vista architettonico, la sua proposta riuniva due elementi simbolo stesso della modernità: da un lato il grattacielo, il tipo architettonico per eccellenza della metropoli, dall’altro il vetro che, unito alla luce, permette di vivere la città anche di notte. Questi elementi di impatto figurativo espressionista, recuperano le visioni fantastiche della Glasarchitektur. La sua soluzione si componeva di due edifici distinti disposti a sud-ovest e di un grande edificio arcuato che chiudeva la piazza sul lato nord-est superando, con una struttura a ponte, due assi radiali che si immettevano nella piazza. Disposti in questo modo, i due edifici, che segnalano l'inizio della Rathausstraße, formavano già in questa versione una sorta di "porta urbana" d’ingresso al centro storico. L’edificio della futura Alexanderhaus era concepito come una grande costruzione a tre blocchi ortogonali tra loro, uniti ad un quarto blocco che, sulla piazza, assumeva un profilo arcuato. Il secondo edificio, la futura Berolinahaus, più vicino alla stazione della S-Bahnhof, aveva un’altezza molto maggiore. L’elemento più sorprendente dell’intero progetto erano i grandi prismi di vetro collocati sui punti nodali degli edifici. Nella soluzione successiva viene accentuato lo slancio della torre della Berolinahaus, alta ben 53 mt, e sulla quale si erge, come un faro, un corpo luminoso di 20 mt di altezza. Questa impressionante struttura vetrata assume dunque, a differenza delle semplici insegne luminose proposte dagli altri partecipanti al concorso, una propria autonomia formale che, insieme alle vetrine illuminate a livello della strada, rendeva il grandioso complesso spettacolare, soprattutto di notte. Rifacendosi ad alcune sperimentazioni espressioniste dei primi anni Venti, questa "torre di luce" accentua il ruolo simbolico dell’edificio come "faro" della modernità. La torre luminosa avrebbe dominato la piazza rendendola riconoscibile anche da grande distanza, costituendo quindi un sicuro riferimento per chi si spostava nella città.

ALEXANDERHAUS+BEROLINAHAUS
A seguito della grave crisi finanziaria che investì la Germania verso la fine degli anni Venti, l'idea di costruire la piazza metropolitana venne abbandonata. Fu realizzata solo una parte, finanziata dalla banca americana Lawrence Stern and Partners che commissionò a Behrens una versione ridotta del suo progetto costituito dalla Alexanderhaus e dalla Berolinahaus. I due edifici furono semplificati e ridimensionati, mentre l’altissima torre e gli altri corpi luminosi lasciarono il posto a due costruzioni geometriche alte 12 piani. I due palazzi vennero ultimati entro il 1932 ma, in fase di costruzione, ulteriormente ridotti a soli 8 piani, perdendo quindi quasi completamente il potente effetto visivo della proposta presentata al concorso. Visti dal centro della piazza, la coppia di edifici compone un insieme simmetrico, con i due vani scala vetrati uguali posti uno di fronte all’altro, entrambi sporgenti sia dalla parete verticale sia dal tetto. Disposti in questo modo, i due edifici segnalano l'inizio della Rathausstraße, mantenendo la funzione di "porta urbana" che si apre verso la città storica (che verrò poi completamente distrutta dai bombardamenti della II Guerra mondiale). Degli effetti luminosi previsti nel progetto-concorso, sono rimasti solo i due vani scala vetrati che, se visti di notte, si trasformano in due "lame di luce" che tagliano verticalmente i due massicci corpi edilizi realizzati. Per la loro realizzazione, venne utilizzata la moderna tecnica della struttura portante in calcestruzzo armato. In facciata, il telaio crea una griglia ortogonale i cui riquadri racchiudono al loro interno aperture rettangolari, a loro volta suddivise in riquadri più piccoli da telai d’acciaio, tipica composizione utilizzata dagli architetti della Neue Sachlichkeit. La tridimensionalità delle facciate è accentuata dal fatto che le aperture sono incassate rispetto alla robusta griglia ortogonale. L’Alexanderhaus, dalla forma più complessa, che vagamente ricorda un frammento della grande rotatoria prevista da Wagner, fu concepita ad uso commerciale con negozi, grandi magazzini, ristoranti, caffè notturni. Ai lati dei passaggi pedonali al piano terra, si trovano negozi, il primo piano è invece concepito come una gallerie commerciale aggettante, con facciata continua vetrata e sottile telaio metallico. La Berolinahaus è invece un parallelepipedo puro; al pianoterra contiene negozi, al primo piano ristoranti, negli altri sei uffici. Come nell’Alexanderhaus, tra il piano terra e il terzo piano è stato collocato un piano vetrato a sbalzo, incorniciato orizzontalmente da vetrate bianche. Entrambe le costruzioni hanno le parti piene rivestite in lastre di pietra. L’Alexanderplatz, gravemente devastata durante la II Guerra mondiale, negli anni Sessanta fu trasformata in un immenso spazio pedonale vuoto, grigio e poco attraente. Degli edifici esistenti che si affacciavano sui suoi lati, rimasero solo quelli di Behrens, ricostruiti negli anni Cinquanta e integrati nella nuova sistemazione della piazza. Durante l’epoca della DDR, l’Alexanderhaus sarà ridenominata Haus der Weltjugend und Handelsorganisation. Dopo la riunificazione della Germania, venne intrapresa una lunga operazione di recupero dei due edifice di Behrens. Nel 1993-95, seguendo le indicazioni delle autorità in materia di protezione dei monumenti storici, è stato effettuato un intervento di ripristino dell’Alexanderhaus che, dopo le varie operazioni effettuate in passato, era pressochè irriconoscibile. Nella corte trapezoidale che si apre su Grunerstraße, è stato inserito un nuovo corpo a due piani con facciata vetrata con sovrapposta una struttura lamellare, al cui interno sono stati ricavati 36.000 mq per spazi commerciali e uffici, Fino al 1998 la Berolinahaus fu la sede degli uffici amministrativi del distretto urbano di Mitte. Da allora restò inutilizzata fino al 2005, quando fu acquistata dalla Pegasus. Nella ristrutturazione (2005-06) i piani inferiori furono riorganizzati planimetricamente, mentre quelli superiori rimasero fedeli al progetto di Behrens; oggi appartiene alla catena C&A. Il loro suo aspetto esteriore è esattamente quello del 1932. Entrambe le costruzioni sono sotto tutela monumentale. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)