Hans SCHAROUN, Siedlung Siemensstadt, Block I, Berlin-Spandau / Berlin-Charlottenburg, 1929-1930




Scharoun venne incaricato da Wagner, assessore all’urbanistica della Giunta socialdemocratica di Berlino, di elaborare il piano di costruzione della Siedlung Siemensstadt per 1.800 alloggi (ne furono realizzati 1.370). L’assessore diede solo alcune indicazioni relative alla scelta degli architetti e alla disposizione di lotti edilizi. Il piano di sviluppo urbanistico fu presentato all’inizio del 1929. La superficie totale era di 159.970 mq, quella destinata alla residenza di 91.650 mq. Dopo la stesura del piano, l'area fu suddivisa in 6 zone, assegnate a Scharoun, Gropius, Häring, Forbat, Henning e Bartning, tutti famosi architetti operanti nel settore dell’edilizia sociale, che riuscirono qui a sintetizzare il meglio del Razionalismo tedesco. La composizione urbanistica è in parte subordinata agli elementi preesistenti, quali la linea ferroviaria aziendale della Siemens che, col relativo cavalcavia, tagliava l’area del quartiere in due parti, l’andamento leggermente curvo della Goebelstraße e il suo incrocio con la Jungfernheideweg, ma è più ricca e variegata rispetto ad altre contemporanee esperienze berlinesi. Per motivi urbanistici e paesistici coesistono sia la tendenza ad allineare gli edifici alle strade (i lunghi corpi di fabbrica di Bartning, Gropius, Scharoun), sia la tendenza ad avere i blocchi edilizi paralleli tra loro e indipendenti dalla rete viaria (gli edifici di Häring, Forbat, Henning). All’interno del quartiere non esiste un vero e proprio centro; solo al di là del sottopassaggio, la Jungfernheideweg si incrocia con la Goebelstraße formando uno slargo circondato da negozi al dettaglio. La rete stradale carrabile è molto ridotta; le abitazioni sono in gran parte raggiungibili attraverso percorsi pedonali di circa 2,5 mt di larghezza, che collegano anche i vari edifici tra loro. Il preesistente patrimonio arboreo appartenente al parco Jungfernheide, venne salvaguardato per accentuare il carattere paesaggistico dell’insediamento; sono inoltre stati creati prati e spazi verdi attrezzati per lo svago dei residenti e per il gioco dei bambini. In questo modo Scharoun ha inteso dimostrare come sia possibile vivere l'esperienza del passeggiare a piedi nel verde anche in una grande città. La I fase di costruzione durò dal 1929 al 1930; vi parteciparono Scharoun, Gropius, Häring, Forbat, Bartning e vennero realizzati 1.047 appartamenti. Nel 1930-1931 fu attuata la II fase in cui operarono Forbat e Henning che realizzarono 323 appartamenti. L’architettura dei giardini fu ultimata verso la fine del 1932. Gli ultimi due edifici di Henning furono costruiti nel 1933-1934. Per quanto riguarda le attrezzature collettive, vennero realizzati l’impianto di riscaldamento di quartiere (il primo in Berlino) nella cui centrale era integrata la lavanderia centralizzata, 17 negozi al dettaglio, 5 uffici, la Hermann-Löns-Grundschule (una scuola elementare), un centro medico e alcuni posti auto. Al termine dei lavori, la Siedlung, benchè immersa nel verde, non possedeva affatto il carattere rurale che caratterizzava invece altri interventi residenziali di quegli anni. A seguito della situazione economica sfavorevole, non vennero eseguiti i previsti ampliamenti verso est e sulla Goebelplatz. Nel 1933, con l’ascesa al potere del Nazionalsocialismo, l'architettura moderna, e in particolare la Siedlung Siemensstadt con i suoi edifici in linea dai tetti piani, fu attaccata dalla propaganda nazista; i loro architetti denigrati e fu vietato loro di progettare o furono costretti ad emigrare, come Gropius e Forbat. L’insediamento non venne demolito, ma le costruzioni vennero velocemente nascoste dietro alti pioppi. Nella II Guerra mondiale alcuni edifici furono gravemente distrutti; furono ricostruiti dalla GSW negli anni 1949-1952, ma in forme semplificate. Nel corso degli anni furono effettuati investimenti per parcheggi nel rispetto delle aree verdi esistenti e ripristinato l'aspetto originale degli edifici. Dal 1978 i lotti di Gropius e di Scharoun e dal 1986 l’intera Siedlung sono sotto tutela in quanto monumenti storici. Dal 2008 l’intero insediamento, assieme ad altri 5 complessi residenziali di Berlino, è parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Hans SCHAROUN, BLOCK I, 1929-1930
Scharoun ha progettato l'isolato sud-occidentale dell’insediamento, separato dal resto del quartiere dal ramo della S-Bahn (ora dismesso). Il suo intervento si compone di tre blocchi edilizi in linea. La loro disposizione è stata studiata in rapporto alle strade su cui si affacciano, ma anche al tracciata della linea ferroviaria. A partire dalla piazza, formata dall’ampio incrocio Nonnendammallee/Jungfernheideweg, sono disposti due blocchi edilizi a V rovesciata verso lo stretto sottopassaggio della S-Bahn. Vista da sud, questa disposizione forma come una porta d’ingresso alla Siedlung Siemensstadt, che sembra voler invitare a proseguire a piedi verso il Volkspark Jungfernheide. L’edificio ricurvo sul lato occidentale si allinea invece alla Mäckeritzstraße. Dal punto di vista formale sono fabbricati di grande interesse in quanto, pur seguendo le tipologie e gli studi funzionalisti dell'epoca, hanno utilizzato procedure compositive concepite come ironiche variazioni del linguaggio razionalista più rigoroso. Sono presenti planimetrie articolate, angoli arrotondati che ammorbidiscono le forme rigidamente scatolari, citazioni di strutture navali. L’edificio in linea lungo la Jungfernheideweg è alto dai quattro ai cinque piani. La sua planimetria a più ali, la facciata elaborata, l’articolata copertura con terrazze-solarium determinano una insolita varietà architettonica, assente in tutti gli altri edifici della Siedlung. La particolare forma arrotondata dei balconi sovrapposti e la struttura della copertura simile al ponte di comando di una nave, conferiscono alla struttura l’aspetto di una nave. Nel linguaggio popolare, l’edificio è infatti noto come "Panzerkreuzer" (corazzata), assumendo quindi il riferimento della tradizione militare della marina. Come altri architetti progressisti degli anni Venti, tramite gli elementi formali derivati dal mondo navale (ponte di comando, parapetti e oblò) Scharoun intendeva forse utilizzare per i suoi edifici l’immagine positiva della navigazione verso la libertà, la modernità, il cosmopolitismo. È probabile che l’architetto l’abbia concepita rifacendosi alla sua gioventù trascorsa nella città portuale di Bremerhaven. Ma proprio questa architettura navale diventerà nel tempo uno dei simboli dell’edilizia sociale della Repubblica di Weimar. Al vivace fronte di questo edificio, l’architetto contrappone il prospetto più lineare dell’edificio posto sul lato orientale. È una stecca a quattro piani con pianta rettangolare, nel cui corpo edilizio sono ritagliate ampie logge che affiancano le strette feritoie orizzontali dei vani scala. L’interno contiene unità da 2,5 vani con una suddivisione interna non convenzionale. Il soggiorno con zona pranzo è il nucleo centrale dell'appartamento e occupa tutta la profondità della casa. Un ingresso separato si apre verso la camera da letto e il bagno. Gli arredi moderni e le ampie finestre creano unità abitative spaziose, luminose, molto libere e moderne. Lo stesso Scharoun ha vissuto qui dal 1930 al 1960, sperimentando su se stesso le proprie proposte abitative. Il terzo edificio segue l’andamento arcuato della Mäckeritzstraße. Si tratta di un edificio in linea di quattro e cinque piani con balconi sporgenti disposti ai lati dei vani scala a torre. La parte interna delimita un grande cortile alberato parzialmente aperto. Secondo il modello presentato nel 1929, l’intervento di Scharoun prevedeva la realizzazione di un quarto blocco residenziale in linea a sud dell’edificio posto a est, parallelo alla Popitzweg e con l'angolo occidentale che si proiettava sulla Jungfernheideweg, destinato a negozi di quartiere. Nel 1943 il corpo di testa dell’edificio principale fu distrutto dai bombardamenti. La ricostruzione avvenne nel 1950, ma senza rispettare l’aspetto originario; malgrado le proteste di Scharoun, fu sopraelevato e i negozi sull’angolo furono ricostruiti, ma con forme più semplificate. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)