Ludwig MIES van der ROHE, Neue Nationalgalerie, Berlin-Tiergarten, 1962-1968





È l’unica opera realizzata da Mies van der Rohe in Germania dopo la fine della II Guerra mondiale. È stato il primo edificio completato all’interno del Kulturforum, il piano urbanistico di ricostruzione dell’area compresa fra il Tiergarten e Potsdamer Straße in Berlino Ovest, quasi completamente distrutta dai bombardamenti del 1945. Con quest’opera l’architetto riportò in Europa la sua architettura di classica eleganza, formata solo da ampie vetrate ed elementi in acciaio. Le sue forme geometriche si oppongono, volutamente, a quelle organiche che caratterizzano lo stile neoespressionista della vicina Berliner Philarmonie (1960-1963) di Scharoun. Dal punto di vista compositivo, l’opera è una variazione sul tema del grande salone isolato, del volume puro e trasparente, completamente libero da pareti e pilastri interni. Sono infatti assenti murature e finestre, a favore di pareti libere che permettono alla luce di penetrare anche nella parte più interna dell'edificio. Il complesso museale è strutturato su due livelli; quello inferiore, collocato nel seminterrato, è la sede permanente delle collezioni d’arte del XX secolo (in prevalenza dipinti delle Avanguardie storiche), mentre quello superiore ospita eventi o esposizioni temporanee. Ai due lati dell'ampio podio, ci sono due scalinate esterne che conducono al basamento in pietra di 110x105mt, mentre la scalinata in facciata conduce all’ingresso principale. Sul podio è appoggiata la grande sala vetrata delle mostre temporanee, di cui una parte è occupata dalla hall d’ingresso. È una sala quadrata di 50x50 mt, alta 8,5 mt, la cui pianta è organizzata secondo un reticolo modulare di 3,6x3,6 mt. La struttura portante è formata da otto sottili pilastri in acciaio con sezione a croce, leggermente rastremati verso l’alto, che sorreggono la copertura. Sono disposti simmetricamente due per lato, in modo da lasciare gli angoli a sbalzo; con questa soluzione, il volume non viene definito con esattezza nei suoi profili geometrici, dando quasi l’impressione che la copertura galleggi nel vuoto. La copertura è una semplicissima piastra metallica quadrata di 65x65 mt, con uno spessore di circa 2 mt. È formata da un telaio a griglia di snelle travi in acciaio a doppia T. Questa struttura sembra ricordare un soffitto classico/rinascimentale a cassettoni, in cui il legno è però stato sostituito dal metallo. Nonostante la consistenza della copertura (pesa infatti ben 1250 t), l’edificio museale appare incredibilmente leggero, grazie al largo impiego del vetro. L’interno è completamente libero e luminoso; i soli elementi verticali presenti, relativi ai condotti, sono rivestiti in marmo e portano gli impianti tecnici al soffitto, per poi distribuirli orizzontalmente. L’interno non suggerisce alcun asse preferenziale, in modo da non "manipolare" i percorsi del pubblico. Con questa soluzione spaziale aperta, Mies van der Rohe superò la concezione del museo tradizionale in cui i percorsi di fruizione sono già predefiniti, a favore di uno spazio espositivo dinamico e libero da vincoli, giocato sulle trasparenze delle vetrate che permettono di vedere, contemporaneamente all'esposizione, il panorama architettonico berlinese (in passato gli edifici del Kulturforum, oggi anche i grattacieli di Potsdamer Platz). La finalità assegnata al museo, non è più quindi solo educativa, in quanto intende anche sollecitare nuove esperienze percettive. La galleria d'arte seminterrata, che copre un’area di circa 10.000 mq, sul retro si affaccia sul giardino delle sculture mediante una vetrata continua, da cui filtra la luce naturale. Questo piano, in cemento armato, è strutturato secondo una maglia quadrata con pilastri collocati a interassi di 7,20 mt, pilastri che, nel settore verso il cortile, risultano arretrati dal filo della parete in modo da consentire la presenza della vetrata. Gli ambienti destinati all'esposizione delle opere, alla biblioteca, agli uffici, al caffè e ai vari servizi, sono strutturati in modo convenzionale, ma liberamente divisi per mezzo di pareti mobili, illuminati e aerati artificialmente. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)