Oswald Mathias UNGERS, Wohnhausgruppe 909 + Wohnhausgruppe 908+913, Märkisches Viertel, Berlin-Reinickendorf, 1964-1967






Il Märkisches Viertel (realizzato nel 1963-1974) è stato il primo macro-insediamento residenziale di Berlino Ovest, ed anche uno dei progetti di edilizia abitativa più discussi in ambito europeo. È un enorme intervento concepito come città-satellite sorto nella lontana periferia settentrionale della città (immediatamente a nord ci sono ancora oggi campi di grano e orti della campagna brandeburghese). Occupa un terreno pianeggiante quasi circolare dal diametro di circa 2,5 km ai confini con Pankow. Fino al 1989 i limiti est e sud erano segnati dal Muro; pertanto il quartiere assunse un importante ruolo dimostrativo nei confronti di Berlino Est. La pianificazione urbanistica fu elaborata nel 1962 Düttmann e Heinrichs; sotto la loro direzione vi lavorarono ben 35 gruppi di architetti tedeschi e stranieri, fra cui Ungers, Gagès, Müller, Eickhoff, Zimmermann e il dipartimento edilizio della DEGEWO. All’inizio fu uno dei più ambiziosi progetti tedeschi di architettura con cui si intendevano mettere in pratica i principi funzionalisti inerenti il concetto della città-satellite. La composizione d’insieme ha una struttura a turbina, con tre bracci residenziali (a nord, ovest e sud) con perno nel centro civico centrale attorno alla Marktplatz, con il grande centro commerciale Märkisches Zentrum e il centro culturale e per le manifestazioni Fontane-Haus. In ognuno dei tre bracci era previsto un centro secondario, con negozi di prima necessità, e nei vari lotti scuole, aree sportive, percorsi pedonali, verde attrezzato. Dal punto di vista urbanistico l’insediamento è strutturato in Wohnhausgruppe. Tra gli edifici più notevoli vi è la Wohnhausgruppe 907 di Theissen e Gagès che, con i suoi 700 mt di lunghezza, 15 piani di altezza e 977 alloggi, si articola tra le vie interne e il verde pubblico (è il più lungo edificio residenziale mai realizzato in Germania). Nel lotto più orientale, la Wohnhausgruppe 905 (con 634 alloggi) di Stranz si sviluppa come una piovra tra Maarer Straße e Finsterwalder Straße. Negli altri lotti sono presenti altri enormi grattacieli alti fino a fino 20 piani, dipinti di bianco, giallo, grigio, blu e rosso. Grande cura fu posta nell'uso del colore nelle facciate, per movimentarne l'aspetto. I blocchi edilizi formano come una catena di alti edifici disposti lungo una planimetria irregolare e con altezze differenziate che circondano i lotti preesistenti con case unifamiliari. Nella zona nord sono presenti due laghetti accessibili solo a piedi. In totale sono stati realizzati ben 17.000 alloggi per circa 50.000 residenti. Il Märkisches Viertel ebbe fin all’inizio una cattiva reputazione, dovuta in particolare alla quasi totale assenza di attrezzature sociali e alla scarsità di negozi e attività pubbliche. La sua posizione periferica, per mesi immersa nel grigio e nelle nebbie, ne ha accentuato il senso di anonimato e di desolazione. Venne negativamente definito "deserto di cemento", "insieme di silos residenziali malamente disegnati a tavolino", "città-satellite che disprezza l’uomo". Già durante la sua costruzione, gli urbanisti, che si ispiravano ancora alla Carta di Atene, si resero conto che la creazione di enormi insediamenti edilizi periferici non era la soluzione adatta per risolvere la questione delle abitazioni nella metropoli moderna. Molti architetti europei giudicarono queste città-satelliti una sconfitta del Funzionalismo nel campo dell’edilizia residenziale urbana per la sua disumanità. Solo con la tardiva creazione delle necessarie attrezzature collettive, diminuì l’immagine negativa dell’insediamento. Nei primi anni Novanta venne riorganizzata la Marktplatz e il centro culturale Fontane-Haus. Solo nel 1994 fu inaugurato il prolungamento della U-Bahn-Linie 8 fino a Wittenau, ma senza raggiungere il centro del quartiere. Dal 2001 è un Ortsteil (quartiere autonomo all'interno di Reinickendorf). Attualmente sono presenti 18 asili nido, 11 scuole, e altre infrastrutture culturali e di quartiere.

Oswald Mathias UNGERS, Wohnhausgruppe 908+913 + Wohnhausgruppe 909, 1964-1967
Il giovane Ungers venne incaricato di realizzare due enormi blocchi residenziali lungo Eichhorster Weg. Si è trattato del suo primo grande impegno professionale. Fin da questa occasione professionale, sperimentò la sua riflessione teorica sulla formazione dello spazio architettonico basato sul modulo quadrato, applicabile sia alla piccola che alla grande scala. Il quadrato caratterizza, infatti, il suo intervento dal singolo vano abitativo fino all’intero blocco edilizio, che, esternamente, assume forme rigorosamente cubiche. Secondo l’architetto questa costruzione logica dell’architettura era garanzia di armonia, bellezza, chiarezza e quiete. Il suo intervento è stato realizzato in due lotti contigui divisi da una strada residenziale interna a fondo chiuso; in quello maggiore ha realizzato l’enorme Wohnhausgruppe 909 composto da ben 913 alloggi, nell'altro il Wohnhausgruppe 908+913 con 536 alloggi. I 392 appartamenti del Wohnhausgruppe 908 sono stati strutturati entro una rigorosa griglia quadrata, visibile sia nella planimetria, che nella disposizione dei cubi residenziali disposti fianco a fianco, fino a formare un blocco edilizio geometrico; questo reticolo sarà un elemento permanente nella sua successiva produzione. Ungers si è espresso con un linguaggio neorazionalista molto forte, basato sulla ripetizione di volumi cubici alternativamente aggettanti e rientranti, formanti spazi interni aperti, con balconi sporgenti e logge in grado di generano forti effetti chiaroscurali sulle superfici esterne. In questo modo la sua Wohnhausgruppe forma come una piccola struttura urbana autonoma. Anche il singolo alloggio è concepito come una piccola città, in quanto il soggiorno può essere identificato nella piazza comunitaria, mentre le altre stanze nelle case che si affacciano su di sessa. Ai piedi dei articolati blocchi residenziali, alti dai 9 ai 12 piani, è disposto un sistema di passaggi che collega tra loro le corti interne, ma che in futuro avrebbero potuto permettere lo sviluppo della base del blocco edilizio in tutte le direzioni, ed essere occupata da negozi, scuole materne e altri servizi a servizio della comunità di vicinato. Solo dopo la riqualificazione del 2007-08, questa "architettura aperta" ha riacquistato una certa vitalità; i passaggi, mai usati come previsto, sono stati riorganizzati e riaperti, e al posto dei negozi al dettaglio concepiti in origine, gli spazi comuni sono utilizzati dagli inquilini come deposito per le biciclette. L’aspra critica nei confronti degli autori di questo immenso intervento (incluso Ungers) dette il via ad una intensa fase di riflessione teorica sul rapporto tra architettura e urbanità, tra funzione residenziale e città esistente, che terminerà solo alla fine degli anni Settanta, quanto Ungers rientrerà in Germania dagli USA. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)