Walter GROPIUS, Bauhaus-Archiv - Museum für Gestaltung, Berlin-Tiergarten, 1964 / 1976-1978




È l’archivio-museo e centro per la documentazione storica e scientifica della Bauhaus. Il centro studi era stato fondato da Wingler nel 1960 a Darmstadt. Nel 1964 venne chiesto a Gropius di progettare la sede di un Institut des Bauhaus-Archivs per la città di Darmstadt. L'idea del museo prese forma da un progetto comune elaborato con alcuni membri del TAC (Cvijanovic, Ebert e McMillen). L'area edificabile si trovava su un terreno in leggera pendenza; fu per questo motivo che l'edificio era stato concepito come una struttura su più livelli. Gli elementi più caratteristici erano i tetti a shed e la rampa d'ingresso che conduceva a un tetto terrazzato. Poco dopo il Senato di Berlino Ovest offrì finanziamenti per un suo trasferimento in città. Il trasferimento avvenne nel 1971 (Gropius era morto nel 1969), inizialmente in una sede provvisoria. Per la nuova sede, la città di Berlino mise a disposizione un sito pianeggiante lungo il Landwehrkanal. Nel 1972 Cvijanovic rimaneggiò il progetto originario per adattarlo alle nuove circostanze. La realizzazione avvenne solo nel 1976-78 sotto la sua direzione; l’attuale sede in Klingelhöferstraße fu inaugurata nel 1979. Gli elementi proposti da Gropius sono stati rivisti sia in rapporto al nuovo sito, sia al fatto che doveva ospitare più funzioni, sia in base agli effetti architettonici che si intendevano raggiungere. Mentre inizialmente era previsto come centro per la ricerca e per la conservazione dei prodotti Bauhaus, l’istituzione si è poi trasformata in un museo per il design. L’edificio fu ruotato di 180°, con esposizione a nord anziché a sud. Il complesso, notevole per soluzioni distributive e strutturali, è un tipico esempio del tardo Razionalismo europeo. Le forme geometriche pure e la presenza di elementi ripresi dall’architettura industriale rappresentano ancora bene lo spirito Bauhaus. La planimetria dimostra ancora l'efficacia delle teorie funzionaliste; gli spazi interni sono caratterizzati dalla linearità e dalla luce. Secondo Gropius l’interno doveva creare un particolare effetto sul visitatore "in quanto è lui che vogliamo educare, formare e intrattenere". Ha un impianto ad H con due corpi paralleli slittati fra loro e collegati da un corpo trasversale. Il corpo settentrionale ospita sale per riunioni, spazi amministrativi, biblioteca, laboratori, magazzini, un caffè e l’appartamento del custode. Il corpo trasversale si incastra nel corpo perpendicolare settentrionale penetrando nel settore amministrativo. In questo corpo intermedio si trovano la collezione permanente e l’ingresso, che quindi non si affaccia sullo spazio urbano, ma si trova quasi nascosto tra i volumi principali. Per motivi urbanistici, il corpo delle esposizioni temporanee è stato orientato verso sud, lungo il Landwehrkanal, e quindi esposto alla luce naturale diretta. La facciata è concepita come una successione di grande effetto di elementi prefabbricati in calcestruzzo. Cvijanovic si attenne ai principali elementi strutturali previsti da Gropius, cioè la differenziazione dei volumi, la rampa e la copertura industriale. La rampa di accesso è stata però notevolmente allungata e trasformata in una lunga passerella pensile. Giungendo da ovest il visitatore la percorre procedendo lentamente sopra il giardino delle sculture, quindi attraversa l’intero corpo all’altezza del primo piano tra gli shed industriali osservando il Landwehrkanal, per giungere infine nella corte est dove scopre l’ingresso. L’edificio si mostra verso lo spazio urbano come un blocco chiuso e introverso; non si innalza su un tradizionale basamento, ma si appoggia direttamente sul terreno. Le singole parti si caratterizzano per la loro forma geometrica e solo la conformazione ondulata della passerella contrasta la purezza di questi volumi. Malgrado le critiche, la costruzione, con le sue forme architettoniche levigate bianche, si presenta come una grande scultura luminosa che si inserisce con discrezione nel panorama urbano. Nel 1997 il complesso è stato posto sotto tutela monumentale. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)