Peter EISENMAN, Haus am Checkpoint Charlie, Berlin-Kreuzberg, 1985-1986




BLOCK 5, 1982-1986
Il Block 5 è l’isolato delimitato da Friedrichstraße, Zimmerstraße, Charlottenstraße e da Kochstraße. Prima dell’interessamento da parte dell’IBA, la situazione urbanistica era caratterizzato da una struttura architettonica eterogenea, composta da frammenti di edilizia borghese realizzata prima del 1940 e da anonimi edifici realizzati nel Dopoguerra. Determinante per l’immagine di quest’area urbana fu la costruzione del Muro lungo la Zimmerstraße, che divise fisicamente la Friedrichstadt in un settore nord e in uno sud. In pochi anni la Südliche Friedrichstadt si trasformò in una desolata area periferica "interna". Per rivitalizzare questa zona, nel 1978 il Senato di Berlino Ovest indicò la Südliche Friedrichstadt come grande area dimostrativa per l’IBA 84. Gli obiettivi per il Block 5 sono stati formulati nel 1980 nel concorso "Vivere e lavorare nella Südliche Friedrichstadt". Si trattava di un complesso programma funzionale caratterizzato da aspetti urbanistici, storici e sociali. Si trattava di ridare pieno significato urbano al settore attorno all’incrocio Kochstraße/Friedrichstraße, di ripristinare la struttura urbana storica caratterizzata dall’isolato con corte interna, mentre dal punto di vista sociale l’obiettivo era quello di reintrodurre la funzione mista abitare e lavorare nel centro della città. L’intervento doveva però anche alludere agli eventi che si sono svolti in quest’area (il dramma della II Guerra mondiale, il passaggio dal settore americano a quello sovietico, la costruzione del Muro). Per quanto riguarda i nuovi edifici, questi dovevano ripristinare la continuità edilizia con i frammenti esistenti in modo da ricostruire l’isolato. Per l’incrocio Kochstraße/Friedrichstraße l’obiettivo specifico era quello di creare un edificio a carattere residenziale-commerciale. Per questo luogo era richiesto un rigoroso orientamento seguendo la griglia storica, il cui stile architettonico fosse sì innovativo, ma rispettoso nei confronti delle preesistenze. Il progetto presentato da Eisenman proponeva una modifica radicale all’immagine dell’isolato con la creazione di nuove spazialità e nuove funzioni sia lungo il perimetro che all'interno. Dal punto di vista compositivo prevedeva la creazione di strutture architettoniche sovrapposte e ruotate tra loro per "creare un luogo simbolico [...] in uno delle aree più insolite del mondo". Rispetto ad altri architetti che hanno operato a Berlino negli anni Ottanta, Eisenman non vede il contesto come patrimonio edilizio da salvaguardare, ma come recupero delle sue maglie originali. All’isolato storico determinato dalla griglia ortogonale della Friedrichstadt, sovrappone un secondo sistema reticolare ruotato di 15 gradi che si riferisce alla griglia geografica del globo, impostata esattamente sull'asse nord-sud secondo il matematico e astronomo fiammingo Merkator. Questa sovrapposizione collegava simbolicamente il luogo (l’isolato storico di Berlino) col resto del mondo (la griglia di Merkator), la situazione locale (la divisione di Berlino) con quella politica mondiale (la Guerra fredda). Nelle aree residuali di questa nuova trama edilizia si veniva a formare una successione di spazi interni, di percorsi, di collegamenti mistilinei. L’intero blocco si sarebbe quindi trasformato in un monumento percorribile da vivere come una drammatica "passeggiata architettonica" tra strutture edilizie sovrapposte e ruotate tra loro. In alcuni punti erano addirittura previste torri-belvedere che avrebbero reso possibile la veduta del panorama oltre il Muro. Eisenman vinse il primo premio speciale, determinando con ciò la svolta della sua carriera professionale. Dopo il cambiamento politico in Senato, però, il progetto per un monumento fruibile su una superficie nei pressi del Muro perse il suo sostegno finanziario. Pertanto l'architetto ricevette l’incarico solo per la progettazione di Wohn- und Geschäftsbauten sul 50% dell’isolato. Nel 1982 presentò una prima proposta per il progetto ridotto. Nella relazione del 1983 confermò che "l’intenzione di riparare la città, di ripristinare gli spazi stradali può essere raggiunta senza dover ricorrere ad inserimenti in armonia col contesto e ad adattamenti di architettonici". Non venne accolta dalla Commissione per il piano di sviluppo la sua proposta di "mantenere aperto il vuoto" verso il lato nord.

HAUS AM CHECKPOINT CHARLIE, 1985-1986
Si tratta dell’unico frammento realizzato del progetto complessivo proposto da Eisenman per il Block 5. È un edificio a otto piani di edilizia popolare con piccoli negozi al piano terra, realizzato con i finanziamenti destinati all’edilizia sociale. Sorge sull´angolo tra i due assi storici di Kochstraße e Friedrichstraße, a pochi metri dal Checkpoint Charlie. Dal punto di vista urbanistico ha ripristinata la continuità edilizia dell’isolato; l’importanza urbanistica dell’angolo è sottolineata dall’innalzamento, in questo punto, dell’edificio su otto piani, mentre i volumi limitrofi sono su sei livelli. La nuova unità si incastra tra edifici preesistenti evitando però l’idea dell’adattamento architettonico. La pianta e lo sviluppo altimetrico sono il risultato della sovrapposizione tra la griglia urbana storica di Berlino e quella proposta da Eisenman. Il risultato architettonico di questo lavoro ha determinato un’unità edilizia strutturata da volumi aggregati tra loro mediante arretramenti, rotazioni, tagli verticali. Il blocco edilizio è infatti scomposto in due volumi geometrici sfalsati e aggettanti tra loro, di cui uno riprende l’allineamento stradale, l´altro è invece ruotato di 15 gradi. Il primo volume poggia saldamente sul terreno; le sue superfici formano come una enorme T vuota superiormente con un lungo taglio centrale, trattate unitariamente sulla base del modulo quadrato ripetuto sia nelle finestre che nel rivestimento. Questa griglia geometrica viene accentuata dall’alternanza di vetro riflettente e opaco. Il secondo volume, alto sei piani, sembra invece sollevato dal piano stradale da una struttura vetrata, determinando una sensazione di instabilità. Questo gioco di volumi incompleti e traslati tra loro riproduce plasticamente le contraddizioni della Berlino della Guerra fredda, la frattura e le lacerazioni causate alla città dalla sua divisione fisica, politica e funzionale. Gli studi urbanistici sulla città storica si rispecchiano anche nelle facciate, che quindi diventano il supporto verticale su cui sono incise le tracce storiche della struttura planimetrica di Berlino. In particolare sul prospetto e sui telai delle finestre lungo la Kochstraße sono visibili reticoli geometrici di diverse dimensioni composti da linee ortogonali blu, rosse e bianche su sfondo grigio che alludono agli assi stradali paralleli e agli isolati quadrati della Friedrichstadt. Mentre nel progetto iniziale alla base dell´edificio erano previsti piccoli negozi di consumo, oggi c’è il piccolo Mauernmuseum "Haus am Checkpoint Charlie" (un museo privato esistente già dal 1963) che commemora la storia del Muro. Nei piani superiori si trovano 45 unità abitative, di cui 11 per anziani e alcuni per portatori di handicap. La particolare natura simbolica del progetto ha determinato le planimetrie degli alloggi le cui dimensioni si sono comunque attenute alle normative che regolano l’edilizia pubblica berlinese. L'andamento mistilineo del perimetro rende ogni alloggio diverso dagli altri. Gli appartamenti sono orientati verso la strada; quelli confinanti con gli edifici esistenti sono invece orientati verso il cortile. Il soggiorno funge da passaggio verso le camere da letto e verso il il giardino d’inverno vetrato che permette di sfruttare il calore solare. Seguendo la tradizione edilizia ottocentesca, i collegamenti verticali sono disposti verso la corte interna, con ballatoi vetrati collegati al vano scala, mentre l'ascensore è inserito in un volume separato. I bagni e le cucine disposti sono collocati lungo il percorso con affaccio sull’area degradata interna dell´isolato. Nel 1986, una volta ultimato, l’edificio divenne una delle maggiori attrazioni dell’IBA. Esso ha dato un importante contributo storico allo sviluppo del Decostruttivismo degli anni Ottanta/Novanta in ambito residenziale. Fino ad oggi, l'edificio è stato conservato nella sua struttura edilizia e nel suo aspetto esteriore. Sono state effettuate solo piccole trasformazioni negli spazi destinati alle sale del museo. Nell'immagine urbana, la soluzione di Eisenman si distingue per la sua proposta così radicalmente diversa rispetto agli edifici limitrofi. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)