Robert KRIER, Wohnanlage an der Rauchstraße / Stadtvilla (Haus 5+6), Berlin-Tiergarten, 1983-1985




WOHNANLAGE AN DER RAUCHSTRAßE, Block 189, 1983-1985
Nel 1981 Krier vinse il concorso per l’edificazione del Block 189, l’isolato trapezoidale delimitato da Rauchstraße, Drakestraße, Thomas-Dehler-Straße e Stülerstraße. L’area, situata tra la fascia meridionale del Tiergarten e il Landwehrkanal, era stata quasi completamente rasa al suolo durante la II Guerra mondiale e si trovava in uno stato di desolazione. Oltre alla elaborazione dell’impianto generale, l’architetto ha avuto anche l’incarico di guidare il coordinamento artistico e compositivo dell’insieme. Il progetto è stato concepito seguendo il principio "Abitare al Tiergarten" elaborato dell’IBA, ma con l’intento anche recuperare l’identità storica del luogo. Per questo motivo viene ripreso ed attualizzato il modello edilizio della Stadtvilla (villa urbana), tipologia architettonica a destinazione altoborghese che aveva caratterizzato quest'area fin dalla fine dell'Ottocento, adattandola però alle esigenze sociali contemporanee. Mentre nel secondo Ottocento l’area era prevalentemente occupata da villette con giardino privato ed eleganti case d'affitto bifamiliari, l’insediamento concepito da Krier si compone di otto nuove palazzine equidistanti tra loro ed allineate lungo i fili stradali dei lati maggiori. La composizione d’insieme, con i suoi volumi cubici, si caratterizza per rigore, simmetria, equilibrio e geometria. Le ville sono in realtà palazzine isolate disposte su 5 piani (ville in "elevazione"), con base quadrata di 25 mt di lato e altezza di 21 mt. Sulla Drakestraße si trovano invece due edifici a L (tra cui quello preesistente della ex Ambasciata norvegese; dopo la I Guerra mondiale, il quartiere era stato convertito in quartiere delle rappresentanze diplomatiche). Oltre all’attualizzazione della villa urbana, la volontà dell'IBA era anche quella di sperimentare variazioni formali e funzionali di questa tipologia architettonica. Per queste ragioni sono stati chiamati vari architetti di fama internazionale, tra cui Rossi, Grassi, Hollein e lo stesso Krier. Questo intervento ha lasciato tracce importanti nel dibattito architettonico degli anni Ottanta. Come in pochi altri esempi al mondo, l’insediamento è diventato una specie di museo all’aperto in cui è possibile confrontare tra loro le tendenze architettoniche tipiche di quel decennio. Le unità edilizie plurifamiliari, infatti, "parlano" contemporaneamente linguaggi moderni e postmoderni. Pur coi limiti normativi previsti per l’edilizia sociale, gli architetti sono riusciti mettere in pratica le loro idee ottenendo fantasiose soluzioni formali che spaziano dalle torrette medievali in mattone rosso ad elementi ripresi dalla tradizione moderna europea. La varietà è visibile soprattutto nelle facciate, nelle soluzioni angolari, nei colori, nelle vetrate, nelle citazioni storiche e nelle coperture. L’atmosfera che domina il complesso è quella tipicamente borghese, suburbana e appartata dal traffico e dai ritmi della metropoli. La qualità dell’insediamento non sta però solo nella qualità artistica degli edifici realizzati, ma anche nell’ampio spazio pubblico aperto che si trova "tra" di essi. La sistemazione urbanistica è infatti imperniata sul parco interno a fruizione collettiva, la cui funzione era quella di aprire l’insediamento alla città e di favorire la socialità. Questa soluzione pubblica ha come riferimento storico la composizione spaziale tipica di molte comunità rurali tedesche, in cui gli edifici si aggregavano intorno ad un'area verde comune. Nel piano originario, la pianta quadrata dei singoli edifici prevedeva che, intorno a un vano scala centrale comune, si sviluppassero quattro abitazioni angolari; in questo modo avrebbero goduto di tutti i vantaggi dell’orientamento su due lati. Nella revisione del piano furono invece imposti cinque alloggi di vario taglio per piano. Nonostante le limitazioni, anche negli alloggi più piccoli si è ottenuta un’alta qualità sia nella distribuzione interna che nell’articolazione architettonica esterna. Complessivamente sono state realizzate 239 unità abitative che spaziano da 1,5 a 7 vani, con una metratura che va dai 45 ai 142 mq; tra le diverse tipologie figurano anche il duplex e l’attico.

STADTVILLA (HAUS 5+6), 1983-1985
L’intervento edilizio di Krier si affaccia direttamente sull'asse urbano ad intenso traffico della Stülerstraße. Si tratta di un corpo edilizio dall'aspetto monumentale nato dalla combinazione tra due blocchi cubici e un grande corpo edilizio ricurvo di raccordo. La parte ricurva si affaccia sulla città con una lunga parete convessa. Strutturata per livelli di profondità, la facciata si caratterizza per l’uso di diversi materiali edilizi e per varietà cromatica. Nella parte bassa sono presenti due lunghe rampe di scale che avvolgono la parete imprimendo dinamicità alla facciata. I due colori dominanti sono gli stessi che caratterizzano l’intero l’insediamento residenziale, e cioè il rosso del laterizio e il bianco dell’intonaco. Questo fronte, che svolge anche la funzione di creare una quinta architettonica, comunica l’idea di barriera, di cinta muraria che protegge al suo interno la vasta corte pubblica a verde. Come nelle mura medievali, al centro della parte bassa si apre la "porta urbana" da cui inizia la "promenade" che si sviluppa tra le Stadtvillen interne. Questo portale d’ingresso è segnalato dalla presenza di un disorientante e tragicomico busto-ritratto con lo sguardo rivolto verso l’alto. I due edifici d'angolo si allineano alle costruzioni retrostanti a pianta quadrata, ne riprendono il ritmo, ma se ne differenziano sia per configurazione volumetrica sia per colore. La forma a blocco chiuso viene svuotata e alleggerita negli angoli dalla struttura sovrapposta dei balconcini triangolari. Per quanto riguarda i materiali, viene fatto largo uso del laterizio che, oltre a contrastare cromaticamente col bianco del fabbricato centrale, richiama i due volumi edilizi a L posti sul lato opposto del lotto. Il retro del corpo di fabbrica centrale diventa lo sfondo scenografico del parco interno. La parte centrale concava si raccorda ai due volumi esterni tramite due torrette sporgenti che dialogano a distanza con la torre della Stadtvilla di Rossi (la Haus 1), posta sul lato minore opposto dell’insediamento. L’unità della parte interna è sottolineata dall’uso del rivestimento in mattoni. La parte centrale, composta dalla sovrapposizione di ampie arcate ribassate e di strutture verticali in vista, sono una lontana allusione alla tipologia delle prime fabbriche berlinesi ottocentesche. Novità sono presenti anche nelle unità abitative interne, studiate in differenti tagli. Gli alloggi sono organizzati lungo un asse diagonale, con spazi ovali e poligonali che "guidano" lo sguardo verso l’affaccio angolare sulla città. Questa organizzazione spaziale si allontana dal taglio ortogonale funzionalista per ispirarsi alla tipologia dell'appartamento privato ottocentesco, ma adattato alle esigenze dell’edilizia sovvenzionata. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)