Hans HOLLEIN, Stadtvilla an der Rauchstraße (Haus 8), Berlin-Tiergarten, 1983-1985




L’edificio fa parte del progetto di edificazione del Wohnanlage an der Rauchstraße, che occupa l'isolato di forma trapezoidale situato tra la fascia meridionale del Tiergarton e il Landwehrkanal, realizzato sotto la direzione artistica di Krier. Hollein prese il posto di Botta, che aveva rinunciato all’incarico dopo essersi reso conto che le sue concezioni riguardo la qualità delle abitazioni e la realizzazione del suo edificio non erano attuabili nell'ambito dell’edilizia sociale berlinese. Benchè prevalentemente progettista di costruzioni per gallerie, negozi e ambasciate, Hollein riuscì ad essere innovativo anche in ambito residenziale, malgrado le restrizioni economiche e normative. Come le altre unità edilizie dell’insediamento, anche questo edificio, allineato su Rauchstraße, si caratterizza per la sua forma cubica a cinque piani. Anche questa Stadtvilla è stata realizzata al di fuori delle indicazioni progettuali e formali del Movimento moderno, ma anche dal rigore formale e compositivo delle palazzine di Grassi, Rossi e Krier, che fanno parte dello stesso complesso. Al linguaggio severo di questi architetti, Hollein ha invece preferito un linguaggio caratterizzato da una certa bizzarria manierista, con deformazioni, pareti ondulate e spigoli acuti. L’originalità di questa costruzione è visibile soprattutto nella sua conformazione esterna. Ogni prospetto presenta infatti delle varianti compositive rispetto alle altre facciate; ognuno si caratterizza per la diversa posizione e forma delle aperture, per la presenza di terrazzine aggettanti, logge e giardini d’inverno vetrati, per le asimmetrie e i tagli verticali che aprono il corpo edilizio verso l'esterno. In questo modo il volume si oppone alle ortogonalità della tradizione edilizia; le pareti, disarticolandosi, mettono in rapporto le unità abitative interne con il parco pubblico verso l'interno e con la città verso l’esterno. L’andamento svirgolato dell'ampio cornicione segue lo stesso profilo spezzato della pianta. Il tutto sembra dare la sensazione che la palazzina sia instabile, oppure lacerata e frantumata, trasferendo in tal modo in architettura le tematiche drammatiche dell’Aktionismus viennese. L’autonomia formale di questa villa urbana è accentuata anche dalle scelte cromatiche: le superfici esterne si caratterizzano per i delicati colori rosa, azzurri e bianchi, che sottolineano le parti strutturali del corpo edilizio (basamento, elevato, cornicione). Il superamento delle concezioni funzionaliste è riscontrabile anche nell’organizzazione spaziale delle singole unità abitative. La pianta quadrilatera è infatti interpretata molto liberamente; le pareti divisorie ortogonali sono state abbandonate a favore della linea diagonale; l’accesso ad ogni stanza è infatti sempre tagliato su un angolo. (testo e immagini di Pierluigi ARSUFFI, tutti i diritti riservati)